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    ROMA EBRAICA

    Medicina ed ebrei in età moderna: le scoperte di Rav Reichmann

    Ebrei e medicina è un binomio che parte da lontano, nonostante alcuni impedimenti che le periodiche discriminazioni a cui gli ebrei sono stati sottoporti abbiano ristretto anche i diritti in merito agli studi e all’esercizio di questa professione. A tracciare un quadro di alcuni esempi virtuosi dei secoli scorsi è stato Rav Edward Reichmann, Professore di Medicina d’Urgenza presso l’Albert Einstein College of Medicine di New York, dove è anche docente di Etica Medica Ebraica, nonché storico della Medicina ebraica. In un incontro organizzato al  Bet-El dall’Associazione Medica Ebraica di Roma (AME) e dalla Comunità Ebraica di Roma, Reichman ha presentato le sue ultime scoperte circa del rapporto tra medicina ed ebrei italiani in età moderna. Le sue ricerche hanno rivelato che, a partire dal Medioevo, gli ebrei furono esclusi dalle facoltà di medicina a causa di diverse bolle papali. Tuttavia, alcuni ebrei riuscivano a frequentare le università con un permesso speciale del Papa. Un esempio significativo è quello di Juda Gonzago, un ebreo romano che nel 1700 ottenne il permesso papale per frequentare l’università, sebbene dovesse pagare una retta universitaria più alta rispetto ai suoi colleghi. Dai diari di Gonzago risulta che sostenne l’ultimo esame nel giorno di Rosh-Hashana: per non perdersi la preghiera del mattino, si recò prima al tempio e poi all’università.


    Dalle spiegazioni del professore si è compreso come l’Italia dell’età moderna fosse luogo di disordini sociali causati da nuove epidemie, come la peste bubbonica nel 1656. Rav Reichmann ha mostrato dei documenti di Zaalon Yaakov, medico responsabile della sezione del ghetto, che riportano le severe misure restrittive imposte nel ghetto di Roma per affrontare la diffusione dell’epidemia. Non si poteva andare in sinagoga e bisognava restare in casa. Durante lo Shabbat, si appendevano i sermoni sui terrazzi della via principale per rendere visibili le preghiere. Inoltre, lo stato pontificio aveva stabilito che, se gli ebrei non avessero rispettato le regole e fossero usciti dalle loro case, sarebbero stati impiccati. Ciò viene dimostrato da un’immagine dell’anno della peste in cui vicino alla famosa fontana del ghetto era costruita una forca.
    L’età moderna fu anche un’epoca di discriminazioni nei confronti degli ebrei. Queste discriminazioni presero forma anche nelle università di Medicina. A Padova, secondo fonti scritte della comunità ebraica e raffigurazioni dell’epoca, per le lezioni anatomiche si riesumavano corpi dal cimitero ebraico. Affinché non avvenissero queste riesumazioni, gli ebrei dovevano pagare delle imposte molto alte.
    Nonostante le varie discriminazioni, molti furono gli ebrei che conseguirono una laurea in medicina, tra cui Raffaele Modigliani a Ferrara, primo medico ad eseguire una trasfusione di sangue. Il professore ha cosi mostrato le pergamene di laurea dei medici ebrei, facendo notare in queste la presenza di stemmi e simboli di famiglie ebraiche e frasi riprese dai salmi di David. Aspetti simbolici che testimoniano l’attaccamento all’ebraismo e l’impegno nella ricerca medica.

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