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    Ofer Mendelovich al Bet Michael. ‘’Raccontare di mio figlio dà un senso alla mia vita’’

    Il Tempio Bet Michael di Roma ha accolto Ofer Mendelovich, il cui figlio Oz, soldato dell’esercito israeliano nella Brigata Golani, è scomparso ventunenne a Gaza otto anni fa, durante l’operazione Margine di Protezione.

    Ofer è uno dei genitori di ‘’Or Lamishpachot’’, iniziativa della Comunità Ebraica di Roma nata per dare sostegno e momenti di allegria a madri e padri che hanno perso uno o più figli mentre svolgevano il servizio militare o in attentati terroristici palestinesi.

    Ognuno di loro ha un proprio modo di elaborare il lutto. Mendelovich si muove per la stanza, energico, sorridente. Con orgoglio mostra le foto e i video di Oz.

    ‘’Qui suonava il violino, qui invece aveva partecipato ad una corsa podistica. Voleva arrivare sempre primo! Questa è una foto insieme, potessi tornare a parlare così con lui!’’.

    Lo seguiva ovunque, supportandolo in ogni sua scelta. Una settimana prima della sua scomparsa aveva deciso addirittura di andarlo a trovare. Lo sentiva nervoso, impaziente di entrare in azione. Il ragazzo non aveva ancora ricevuto la chiamata, ed era quindi costretto ad aspettare in base.

    ‘’Lì ho scattato l’ultima foto che lo ritrae, il 13 luglio. Il 20 è morto’’.

    La chiamata, infatti, alla fine è arrivata. Le forze militari israeliane sapevano che per distruggere i tunnel che collegavano Gaza con Israele e che consentivano ai terroristi palestinesi di entrare indisturbati non era possibile agire esclusivamente dall’alto. Alcuni di questi iniziavano dentro le case, e lanciando una bomba ci sarebbe stato il rischio di colpire i civili ivi residenti. Ad Oz era stato richiesto di entrare in una di queste. Lì ha perso la vita.

    Da allora il padre organizza attività in sua memoria: maratone, incontri, interviste, iniziative con i soldati, raccolte fondi per borse rivolte a coloro che vogliono studiare dopo il servizio militare.

    ‘’Tutto questo dà un senso alla mia vita. Alcuni hanno lasciato alle famiglie qualcosa di scritto. Oz no, ma ugualmente vuole essere ricordato’’.

    Anche Ofer ha fatto parte dei Golani. La perdita non ha scalfito il suo animo sionista e la percezione della leva come qualcosa di necessario per la sopravvivenza dello Stato d’Israele. Anzi, si rivolge ai giovani presenti al Bet Michael, invitandoli a fare l’Aliyah e ad andare a difendere lo Stato d’Israele.

    ‘’Tanti hayalim sono morti dal 1948, ma questo è stato il ruolo di Oz e di ogni altro militare. A Yom Haazmaut (Giorno dell’Indipendenza) sono felice, e so che anche lui vorrebbe che lo fossi’’.

    Con sé ha portato una bandiera della Brigata. La stende a terra, prende dei pennarelli, invita i presenti a mettere la propria firma e poi la dona al Bet Michael.

    ‘’Da padre è difficile non immedesimarsi – sottolinea commosso il presidente del Tempio Riccardo Pacifici – Queste parole danno la forza per portare avanti tutto ciò che facciamo. Lo Stato d’Israele si regge sul sacrificio di coloro che hanno perso la vita per difenderlo’’.

     

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