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SPECIALE PESACH 5784

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    Parashà di Noach: Noach, la torre di Babele e la missione di Avraham

    R. Israel Belsky (New York, 1938-2016) in ‘Enè Israel (p. 37) fa notare che all’inizio della parashà è scritto che “Noach era un uomo giusto e completo nelle sue generazioni” (Bereshìt, 6:9).  Più avanti quando il Creatore da’ istruzioni a Noach di entrare nell’arca, è invece scritto: “Ho visto che sei giusto davanti a Me in questa generazione” (ibid., 7:1). Perché in un versetto di parla di generazioni, al plurale, e nell’altro “di questa generazione”? 

                Per trovare una risposta bisogna consultare il commento di r. Avraham ibn ‘Ezra (Tudela, 1089-1164, Saragozza). Egli spiega che la parola “giusto” si riferisce alle sue azioni (ma’asè), mentre la parola “completo” alle sue idee (muskalòt). R. Belsky commenta che Noach visse 950 anni e fu testimone per due volte alla guerra tra il bene e il male.  La prima volta nella generazione del Diluvio e la seconda nella generazione della Dispersione, quando venne lanciato il progetto di costruire la Torre di Babele, dieci anni prima della sua morte.

                I peccati delle due generazioni erano diversi. La generazione del Diluvio era immorale e corrotta; la generazione della Dispersione era invece idolatra ed eretica; il peccato era ideologico. Nella generazione del Diluvio, Noach non fu influenzato dagli atti immorali della popolazione. Nella generazione della Dispersione non fu influenzato dalla loro idee eretiche. Per questo motivo la parashà all’inizio parla di Noach nelle sue generazioni. Quando entrò nell’arca invece nella Torà è scritto che era giusto in quella generazione. 

                La generazione della Dispersione era quella che voleva costruire la Torre di Babele. Cosa c’era di male nel costruire una torre per cui quella generazione meritò di essere dispersa in settanta nazioni? Il Creatore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti il medesimo linguaggio; e questa è la prima cosa che fanno; ora nulla li impedirà di condurre a termine ciò che disegnano di fare” (Bereshìt, 11:6). 

                Prima di quella generazione venivano usati materiali naturali per le costruzioni come legno e pietre. In quella generazione avvenne una rivoluzione tecnologica con la scoperta dei metodi per fabbricare mattoni e cemento: “E dissero l’uno all’altro: orsù, facciamo dei mattoni e cuociamoli col fuoco! E così si valsero di mattoni invece di pietre, e di cemento invece di malta” (ibid., 3). Le scoperte archeologiche hanno mostrato che uno dei primi utilizzi  di cemento ebbe luogo a Babele. 

                Queste scoperte avrebbero permesso la costruzione di grandi metropoli. La generazione della Dispersione voleva farsi un nome come è scritto “Edifichiamoci una città e una torre di cui la cima giunga fino al cielo, e acquistiamoci fama” (ibid., 4). Volevano sviluppare una cultura e un’identità. Il successo di Nimrod, il malvagio re di Babele, nel diffondere l’idolatria (‘avodà zarà) dipendeva dalla concentrazione a Babele della civiltà alla cui fondazione egli aveva contribuito. L’inizio dell’opera appariva innocuo. Ma Babele sarebbe diventata il maggiore ostacolo al monoteismo. 

                Nell’anno della Dispersione, Avraham aveva 48 anni e stava per iniziare la sua missione di diffondere il monoteismo. Nel mondo di allora, sotto il controllo totalitario di Nimrod, la cosa sarebbe stata impossibile. Con la Dispersione fu rimosso l’ostacolo alla diffusione del monoteismo tramite il patriarca Avraham.

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