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    Al Senato contro l’antisemitismo e la delegittimazione di Israele

    L’antisemitismo e la delegittimazione di Israele rappresentano due obiettivi su cui le istituzioni tutte si devono impegnare. Questo il messaggio emerso nel convegno che si è tenuto nella Sala Caduti di Nassirya del Senato alla presenza di alcuni parlamentari e di rappresentanti di associazioni di amicizia tra Italia e Israele. Un l’impegno che, soprattutto dal 7 ottobre, la politica italiana ha preso in carico per supportare lo Stato ebraico contro il terrorismo di Hamas.

    «Indipendentemente da ciò che facciamo, qualsiasi azione di Israele per difendere se stessa viene considerata illegittima – ha esordito l’Ambasciatore di Israele in Italia, Alon Bar – La delegittimazione di Israele, che è lo Stato ebraico, è una forma di antisemitismo ormai chiara. Lo dimostra l’incremento dei casi di antisemitismo e l’utilizzo di un linguaggio aggressivo contro Israele, come “From the river to the sea”. Vogliono una Palestina senza Israele».

    Organizzato su iniziativa della Senatrice Michaela Biancofiore e moderato dalla Presidente Unione Associazioni Italia Israele Celeste Vichi, l’evento ha raccolto numerosi voci che hanno risposto all’unisono per difendere la democrazia israeliana. “L’importanza di questa battaglia si comprende solo se si capisce che difendere Israele significa difendere noi stessi” dice Alessandro Bertoldi, Presidente Alleanza per Israele. Rilancia Dario Pierone, Direttore generale dell’Istituto Friedman, che si dice “meno preoccupato per Israele, che ha capito come individuare e combattere il terrorismo, e più per noi, che non siamo riusciti a riconoscere in tempo una ideologia malata che si è insediata sfruttando i nostri strumenti democratici, dalle scuole alle università”. Presente anche il Senatore Lucio Malan.

    Fra gli ospiti c’era anche Assaf Godo: suo fratello di Tom è stato assassinato da Hamas nel Kibbutz Kisufim il giorno dopo quel sabato nero. La storia che racconta emoziona i presenti e fa ben comprendere il dramma della paura che i terroristi hanno voluto infondere. Tom e la sua famiglia sono rimasti chiusi in una stanza per ore, fin quando Hamas ha deciso di aprire il fuoco: per lui non c’è stato scampo, ma la moglie e le figlie sono riuscite a correre verso l’esercito israeliano prima che i terroristi potessero raggiungerle. Assaf lo ricorda con emozione, e davanti alla sua testimonianza tutta la sala si è alzata in piedi per applaudirlo. 

    “Il 7 ottobre il terrorismo islamico ha attaccato l’occidente come Al Qaeda fece l’11 settembre 2001 agli Stati Uniti e come l’ISIS in Iraq e Siria nel 2014 – ha aggiunto Rav Carlos Alberto Piero, vicedirettore generale del Maccabi World Union – Siamo qui per ricordare che sono organizzazioni terroristiche che combattono sia contro la civiltà occidentale, basata sui valori giudaico-cristiani, sia contro la popolazione palestinese”.

    Mai perdere la speranza. Lo ribadisce Assaf e così anche Moran Attias, attrice e attivista per i diritti delle donne, che ha condannato le associazioni femministe per aver girato il volto ai massacri e agli stupri di guerra compiuti da Hamas. “Ero sicura che MeToo e UNWoman avrebbero gridato e lottato per ottenere giustizia: ma per noi donne ebree no, sono state zitte. Cinquantacinque giorni di silenzio, poi UNWoman ha deciso di romperlo, ma senza definire chi siano le vittime e chi gli aggressori. Allora è importante essere qui per tutte quelle donne, per impedire che vengano stuprate nuovamente dall’indifferenza della società”. Poi l’auspicio a un mondo migliore. “Voglio che mia figlia cresca sentendosi al sicuro e orgogliosa di essere una donna ebrea, qui e in qualsiasi altra arte del mondo. Anch’io ho speranza, perché so che la luce vince sempre e oggi si unisce tra Natale e Hanukah”. Nella mattina che precede la festa ebraica delle luci e del miracolo, la speranza è di assistere al prossimo: il ritorno degli ostaggi a casa, sani e salvi.



    Credits foto: Micol Piazza Sed

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